Neque a Mari

L’ultima voce che mi ha ascoltato,
la ritrovo spesso ancora
dolce e tranquilla con il suo
carico di dolore vitreo a lasciar
scivolare i palmi bagnati di sudore
sulle pareti del mio cervello.

Come se fossi velata solo di seta
bianca e rossa, doppia,
come il tuo nome; ti sento nella mia
testa lontana e vicina, le tue radici
così giovani e verdi a darmi
vita e speranza in un ricordo

tanto effimero quanto inventato.
Ma eri tu, vero? Sento ancora
il tuo accento così morbido
mettermi a mio agio senza che
nemmeno conoscessi il tuo nome;
come se non potessi conoscerlo mai.

Solo quel piccolo sorriso,
lo vedo ancora così chiaro e
specchia diretto la luce del sole;
la tua voce di casa, la tua
età senza numero, un’assenza che
quasi non mi ha mai fatto male.

(Source: madnessisinmyhead)

Lód

Trattengo sempre ogni goccia,
quasi come se fosse parte di te.
Ti vedo riflessa, 
i capelli lunghi, cremisi e mossi,
il sangue scarlatto negli occhi, le mani e
il vermiglio del tuo corpo coperto.

Ti vedo riflessa per un secondo soltanto;
passiamo,
ed avevamo costruito noi stessi per restare.
Ti raccolgo, 
il ghiaccio amaranto sulla pelle,
le tue iridi color del corallo
incorniciate da palpebre d’ambra.

Quei giorni in cui ti mettesti a strappare
come erbe secche infestanti e stellarie appassite,
che rovinano i campi e sporcano la terra,
i semi profondi del mio dolore fisico e mentale
erano altrettante innumerevoli chiavi celesti;
costruite per restare,
infrante come cristalli trasparenti e ghiacciati ai tuoi piedi.

Ti sento pulsare sui toni del viola scuro
dentro ed attraverso le mie arterie quando tutto
sembra andare in frantumi un’altra volta ancora;
sento che ogni lacrima calda
che corrode le nostre macerie –
le custodisco ancora, le visiterai un giorno? –
ha una sua ragione,
non altre che tu.

Avrei voluto stringerti forte e
chiudere mura doppie attorno a noi;
il secondo che serviva per riscaldarci
a vicenda,
per non farti mai conoscere
quel dolore che non hai mai meritato;
per far sì che tutto l’amore
che non ho mai smesso di provare per te
continui a sovrastare ogni altra

emozione – i ricordi e s’infittiscono e gli spazi si diradano–
in modo che possa scrivere di te,
la tua mano destra stretta nella mia,
così forte come forse
entrambi
in un’altra vita, vissuta,
vi avevamo creduto.

Non riuscirei in cento giorni a spiegarti tutto il male che sto provando da mesi, e vorrei lo stesso farlo in silenzio ed un giorno, piano, appoggiare la punta più sottile che ho sopra ad un foglio bianco spesso con quelle scritte strane stampate in automatico sul retro e spingere forte fino a sentirmi i tendini vibrare ad ogni parola, perché ogni parola parlerebbe di te.

Saprei da dove partire, cosa attraversare e troverei anche una conclusione al momento adatto. Ma non saprei lo stesso spiegarti perché un dolore così forte riesca persino ad accasciarsi ed a silenziare come un tumore una malattia fisica che per fortuna non provate e non proverete mai, perché una croce così pesante non ha spiegazioni.

Partirei dal battito accelerato del cuore, che invece di arrestarsi continua a spingermi sui nodi in gola e nel centro tra gli occhi.

Sento il sangue che continua a pulsare, mi sono abituato da troppe settimane a scavare il mio cranio sempre più scarnificato con le mie stesse lacrime; a lasciare che queste scorrano corrosive, a far sì che vadano a raccogliersi e a stemperare il rosso profondo sulle mie mani che prende le linee ed i colori scuri e umidi tra dita e tendini troppo stanchi di stringere.

Si stemperano, sangue e lacrime, solo per te, ogni sera che passo da solo. Ti ci disegno solo con la mente, e lascio che continuino a dipingere sopra a questa malattia come se dovessi nascondere una roccia, mascherare qualcosa di particolarmente brutto e inadatto e che comunque nessuno mai vedrebbe.

Ti parlerei di come non riesco a concentrarmi nemmeno più, e di come ci son riuscito soltanto grazie a te. Ti parlerei di come non vorrei risultare così tanto banale.

Ritornerei sul cuore passando dalle spalle e dalle costole, dalle migliaia di cicatrici attorcigliate su sé stesse e dall’unico tatuaggio che sono riuscito a farmi imprimere in così tanti anni per le mie stupide paure.

In questo bicchiere ho, ogni giorno in cui ho sentito la tua mancanza ancor più forte, mischiato piano quasi per contrasto ogni sostanza; sapendo di non saperne nemmeno gli effetti, non volendone sapere quelli collaterali. Neanche per morire, giusto per fermare il cuore.

Quel che di temporaneo ho ottenuto non aveva che la forma del tuo viso, ed ogni volta che chiudevo forte le palpebre rimbombavano oltre gli spilli che mi perforano gli organi da così tanti anni che non puoi immaginarti tutte le parole a miliardi che hai scritto e pronunciato per me, solo per me.

Alcune, ancora adesso che non esisto più per te, mi fanno prendere più aria di quanta sta nei miei polmoni ossidati e raggrinziti, crollati su sé stessi assieme al mio corpo, alle sue ossa incrinate e al suo peso svanito.

Ti parlerei, con un attimo di calma e sempre sopendo il dolore fisico, di come questo dolore fisico sorpassato da quello psicologico dovuto alla tua mancanza venga come a spostarsi di un millimetro quando centro un’arteria e vedo solo viola, di quando tocco quel che non devo toccare con il filo di platino e mi si paralizzano terminazioni nervose ed altre cose che non conosco, perché non abbiamo entrambi una conoscenza medica, credo, o forse tu ce l’hai, ma io di te non so più niente da così tanto.

Ti parlerei comunque, da ignorante come sono, di come tutto questo superi per un breve momento il dolore e continui a farmi pensare solo a te.

Pensare solo a te, non mi fa pensare al dolore fisico.

È un cerchio, lo vedi? È color rosso intarsiato di diamante grigio; basterebbe il tuo sguardo a spezzarlo, a farlo crollare in mille pezzi che s’aggiungerebbero ai mille in cui mi sono ridotto in questi anni per tutti questi motivi.

Cerco la tua schiena, con il sangue e le lacrime ad intrecciarsi attorno alle mie braccia che non vedono più la luce del sole e non hanno più forze per reggersi sul pavimento ghiacciato, ed i tuoi occhi neri ormai più non li ricordo.

Manchi.

precipitatadaunasteroide:

“Sono innamorata di te. Ok, adesso probabilmente starai ridendo. O, peggio ancora, penserai che sono impazzita, chiuderai tutto e scapperai da qualche parte, e sarebbe un peccato, perché vorrei almeno che leggessi tutto quello che ho da dirti. Quindi ti prego, leggi fino in fondo e io prometto che poi farò quello che vorrai tu, e se mi dirai che non ci dobbiamo più vedere non farò tragedie, ti prometto che sparirò. Ma prima ascoltami. Sono innamorata di te non da oggi, né da una settimana. Sono innamorata di te da tre anni. Non da quando ci siamo conosciuti, perché allora ero troppo timida anche solo per guardarti negli occhi. Mi ci è voluto del tempo. Il tempo per capirti, o meglio, per capire che non ti avrei mai capito fino in fondo. E’ stato questo, forse, a farmi innamorare di te. C’erano cose che facevi che io semplicemente non riuscivo a capire. Non capivo come avessi fatto ad accorgerti di me. Non capivo perché ti preoccupassi per me. Non capivo, e più non capivo, più mi innamoravo. Ma non era tempo. Non potevo dirtelo, anche se avevo il dubbio che avessi capito, se non altro per il sorriso ebete che mi si stampava in faccia (e mi si stampa ancora, forse) quando ti vedevo. Un giorno ti sei fidanzato. L’ho scoperto poco prima del mio compleanno. Non è stato bello. Non potevo farci niente, se non cercare di convincermi che fosse giusto così. Ma continuavo a fare cose folli pur di stare con te, come venire a quel concerto nonostante conoscessi appena due canzoni. Tu mi mandavi in tilt, annullavi la mia razionalità. Io, sempre così riflessiva, così prudente, davanti a te agivo senza pensare. Era una cosa che odiavo, e che odio tuttora. Ma mi piaceva da morire. TU mi piacevi da morire. Sei sparito quasi per un anno. Quando te ne sei andato mi sono sentita morire. Ho passato dei mesi in cui tutto mi sembrava vuoto, mentre tu eri sempre più lontano. Ho pensato che ti saresti dimenticato di me, che non ci saremmo più visti, e ancora una volta ho pensato che fosse giusto così. Non hai idea di quante cose siano successe in quei mesi senza di te. Tu mi prendi in giro, dici che faccio la donna vissuta, ma davvero sento di essere cambiata. Cresciuta, in un certo senso, anche se non è stato facile. Ho affrontato la paura di scegliere, la paura di perdere, la paura del futuro, del salto nel vuoto. Mi sono innamorata di altre persone, e per un po’, forse sì, ti ho dimenticato. Ho conosciuto tante persone. Qualcuno è stato importante, ha lasciato un segno, e poi se n’è andato. Sei tornato quando meno me lo aspettavo, quando ormai non ci speravo più. Non ci pensavo neanche più, forse. Pensavo a un altro e soffrivo per un altro. Sei tornato e tutto quello che volevo all’inizio era dimostrare più a me stessa che a te che non avevo mai avuto bisogno di te, che non ero mai stata innamorata di te, che era una storia passata. Ho continuato a vivere la mia vita. Mi sono lasciata corteggiare da altri ragazzi. Ho baciato altri ragazzi. All’inizio, lo facevo per non pensare a te. Finché un giorno mi sono resa conto che mentre baciavo gli altri, pensavo che avrei voluto baciare te. Non te lo avrei mai detto, se non fosse che questa cosa mi sta facendo impazzire. Mi ero ripromessa di non dirtelo, di far passare un po’ di tempo. Avevo promesso che ti avrei dimenticato. Non so cosa sia stato a far crollare tutti i miei buoni propositi. Forse è successo quella sera al ristorante. Forse è stato quando mi hai preso le mani. Credo che il problema sia stato che mentre ero vicina a te, per un attimo, e solo per un attimo, ho immaginato la nostra vita insieme, e mi è piaciuta così tanto che non ho fatto altro che pensarci per tutta la notte, e per tutto il giorno dopo. Anzi, per tutti i giorni dopo. E’ che non riesco ad accontentarmi di quell’attimo e non sopporto di dovermi limitare ad immaginare come sarebbe stato. Io voglio viverla quella felicità. Io voglio te. Sono matta? Forse. Sono innamorata, che è più o meno la stessa cosa. Sono innamorata di te e te l’ho detto, anche se lo so che equivale a un suicidio. Non mi dire che sono troppo giovane, che “c’è lei”, che non si può fare. Non mi interessa niente di tutto ciò. Te l’ho detto, con te la razionalità non esiste. Voglio solo sapere se c’è una possibilità. Se ci proveresti anche tu, per un’ora, per un anno, per quanto ti pare, a scoprire cosa possiamo essere io e te, insieme. Perché quando sono con te, tutto mi sembra possibile. Ed è questo quello che non capisco. Questo è quello che mi fa innamorare ogni volta un po’ di più.”

precipitatadaunasteroide (via precipitatadaunasteroide)

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nellocchiodelciclone
)

Dio santo. Mi ha descritta in tutto e per tutto

(via
seccasetedite
) Voglio sapere cosa risponde luiiii
precipitatadaunasteroide
(via
principessascimmia
)

Cosa risponde lui? Ecco, vorrei tanto saperlo anch’io.
"Sì, ma se non glielo dici non ti risponderà mai!" Direte voi. Già, perché non gliel’ho ancora detto… Ho scritto questo messaggio pensando davvero di inviarglielo, ma poi mi è mancato il coraggio. Quasi ogni giorno lo rileggo e penso che lui dovrebbe sapere tutte queste cose, che dovrei farmi avanti una volta per tutte, ma è così difficile! Ieri sono passata davanti alla sua macchina e ho pensato che avrei potuto scrivergli una lettera e lasciargliela sul tergicristalli e magari un giorno impazzisco e lo faccio davvero, perché queste sono cose che vanno fatte di getto, senza starci troppo a pensare. Invece io penso, penso, penso troppo e mi rovino la vita, perché ogni volta che lo guardo negli occhi mi chiedo se non ci sia davvero per noi la possibilità di essere felici insieme, e noi la stiamo sprecando…

precipitatadaunasteroide:

“”Dove vai?” gli ho chiesto, ma con un tono così triste che deve essersene accorto anche lui, perché mi si è avvicinato, tanto, ben oltre quella distanza di sicurezza che mi ero imposta. Ma ormai non importa più. E non importava che i miei occhi si stessero riempendo di lacrime, perché lui era così vicino da nascondermi dal resto del mondo. “Vai con lei? Vai con lei, mentre io resto qui, da sola? Perché noi non andremo mai da nessuna parte insieme, vero? Non avrò mai una foto con te, che ne so, sulla Grande Muraglia Cinese, o in riva al mare? Magari non avrò mai una foto con te, se non quelle poche che ci siamo fatti, in cui abbiamo delle facce orribili? Ma non c’è un noi, è così? E’ successo tutto nella mia testa? Non mi prenderai più le mani? Non mi chiamerai mai “Amore mio”? Non saranno mai per me quei tuoi sorrisi bellissimi, quegli occhi che adesso mi guardano e non so, non riesco a capire cosa dicano. Sono gli occhi con cui mi dici addio? O sono gli occhi con cui mi chiedi di restare?” E i miei occhi, invece, lo sai, ti chiedevano tutto questo, mentre la voce, il cuore mi si spezzava in quel triste “Dove vai?”.”

— (via precipitatadaunasteroide)

È sempre così, ogni volta che te ne vai. Ogni volta che scegli lei e mi lasci da sola. E ogni volta, tu neanche te ne rendi conto, ma mi spezzi il cuore.

(Source: scared0fpe0ple)